Home » Allevamento convenzionale o biologico?

Negli ultimi tempi si presta sempre maggiore attenzione alle differenze, analogie e contrapposizioni tra allevamento di bovini tradizionale e biologico. Ma quali sono i tratti distintivi di queste due tipologie e perché orientarsi verso una rispetto a un’altra?

Per prima cosa ci interessa mettere in evidenza l’assenza di contrapposizione tra questi due allevamenti, in quanto ognuno ha una sua precisa collocazione e importanza. Non è, infatti, possibile definirne uno migliore dell’altro, in quanto devono coesistere entrambi per uno sviluppo sostenibile.

In quest’ottica è quindi necessario esista un sistema di allevamento convenzionale che segua i dettami del benessere animale perché questo elemento garantisce un’evoluzione indispensabile al mantenimento dei costi e un miglioramento della genetica. Di contro il biologico in termini etici ha una concezione diversa legata allo sfruttamento del terreno e funge da freno per evitare che gli allevamenti tradizionali vadano a occupare e sovrasfruttare tutti gli appezzamenti disponibili. Infine è importante fornire al consumatore un’alternativa tra cui poter scegliere in base alla propria etica, disponibilità economica e interesse, in quanto per esempio spesso i derivati da allevamenti biologici risultano essere a chilometro zero.

Le caratteristiche dell’allevamento bovino tradizionale

L’allevamento bovino tradizionale o convenzionale che dir si voglia, è stato anch’esso oggetto di cambiamenti negli ultimi anni, in quanto strettamente regolamentato dalle cosiddette politiche Green europee. Se in passato questa tipologia di allevamento si basava unicamente sulla massimizzazione del profitto, ora vi è una maggior cura verso quello che è il benessere animale.

I tratti distintivi, o meglio gli aspetti che rendono un allevamento a gestione tradizionale, sono:

  • Nutrizione degli animali con alimenti ottenuti da metodi convenzionali, con prevalenza di mais, soia e frumento, senza alcuna restrizione.
  • Sfruttamento maggiore del suolo, sempre nel rispetto di limiti imposti, per numero di bovini presenti.
  • Possibilità di impiegare trattamenti ormonali e antibiotici ove necessario per limitare e contrastare la diffusione delle malattie e, di conseguenza, miglioramento della genetica.
  • Mantenimento di costi produttivi più bassi rispetto all’allevamento biologico.

Per certi versi pertanto l’allevamento convenzionale bovino si può affermare abbia un approccio prettamente progressista, ovvero orientato alla crescita e al miglioramento. Riduzione degli sprechi, incentivo all’evoluzione intesa anche come tutti quei trattamenti volti a massimizzare la resa e accrescere l’aspettativa di vita dei capi.

Le caratteristiche dell’allevamento bovino biologico

L’allevamento biologico rispetto a quello tradizionale è sottoposto a una regolamentazione più stringente, in quanto un capo per essere definito tale deve rispettare specifici canoni di crescita e alimentazione.

In particolare un allevamento biologico:

  • Vede i bovini nutrirsi esclusivamente con alimenti di origine biologica.
  • Tiene conto in modo ancor maggiore del benessere animale per il quale vengono favorite condizioni di vita il più possibile simili al comportamento naturale della specie, libertà di movimento maggiore e pascolo.
  • Ha il divieto di effettuare trattamenti ormonali e antibiotici, anche a scopo preventivo, sui bovini.

Questa tipologia di allevamento si può quindi dire che presti maggiore attenzione alla conservazione del terreno e alla cura dello stesso, pertanto una maggior sostenibilità e salvaguardia del territorio.

Perché è importante che convenzionale e biologico coesistono?

Non esistono motivi per scegliere una tipologia di allevamento bovino rispetto a un altro, ma è bene porre l’accento sull’importanza della coesione di questi due sistemi.

Non si tratta di due mondi in guerra tra loro, ma al contrario è necessario che coesistono sia per ragioni etiche, ovvero per dar la possibilità al terreno di essere sfruttato in maniera equa, ma anche per fornire al consumatore maggior scelta.

Non per forza le caratteristiche di questi due mondi devono essere viste in totale contrapposizione, oppure andare a identificarne uno migliore dell’altro, al contrario l’aspetto determinante deve essere connesso alla scelta dell’allevatore, ovvero la strada che per ragioni etiche, funzionali, produttive o economiche lo stesso decida di intraprendere.

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