Nel contesto dell’industria del latte e delle moderne aziende zootecniche, la percezione dei consumatori assume un ruolo decisivo per il futuro del settore. Eppure, troppo spesso questa percezione non riflette la realtà quotidiana fatta di impegno, competenza e rispetto per gli animali da parte di migliaia di allevatori.
Oggi, infatti, l’industria del latte è uno dei settori più osservati, e spesso criticati, dell’intero comparto. Eppure, dietro ogni azienda zootecnica ci sono persone, storie, competenze e pratiche che troppo spesso restano invisibili al grande pubblico.
In questo articolo, noi di Euro Holstein cerchiamo di fare luce su questa complessità: analizziamo perché il settore viene percepito in modo così negativo e proponiamo spunti concreti che ogni allevamento o industria del latte può adottare per migliorare il rapporto con i consumatori, recuperando fiducia e trasparenza.
Azienda zootecnica e consumatori: una visione a volte distorta
Recentemente nel nostro blog sul benessere bovino, abbiamo approfondito il perché spesso i giovani non sono attratti dal lavoro in un’azienda zootecnica, un tema che ci ha fatto ragionare anche sulla percezione del consumatore di queste stesse aziende.
In particolare, la nostra riflessione è partita da un articolo pubblicato sul Web magazine Ruminantia dal titolo: Vacche da latte sotto i riflettori: l’industria è pronta a rispondere alle preoccupazioni della gente?
L’articolo indaga il tema della distanza e dello scetticismo che si frappone fra una buona parte della società ed il mondo delle aziende zootecniche, che ha suscitato in noi una serie di considerazioni e di riflessioni.
Il punto di partenza, ben sottolineato nell’articolo, è rappresentato da una visione che i consumatori hanno dell’industria del latte, che spesso non rispecchia la realtà dei fatti: palesi violazioni del benessere degli animali, cattive pratiche in uso negli allevamenti e crudeltà gratuite.
Queste percezioni sono spesso veicolate verso il pubblico mainstream da campagne condotte da associazioni di animalisti, con chiaro intento (più o meno utilitaristico a nostro parere) di denuncia e di stigmatizzazione del lavoro di un intero settore.
Ma è davvero tutto così? Secondo noi no, e spieghiamo di seguito il perché oggi un’azienda zootecnica non può essere rappresentata così.
Perdita di fiducia e il suo impatto sulla reputazione dell’industria del latte
Leggendo l’articolo del Web magazine Ruminantia ci è tornato in mente un passaggio di uno scritto di Gilbert Keith Chesterton (l’indimenticato autore – fra gli altri – del personaggio di Padre Brown) che recitava: “molto spesso fa più rumore una pianta che cade piuttosto che una foresta che cresce”. Tale massima calza a pennello per la situazione comunicativa in atto: l’informazione, se manipolata a dovere e data in pasto ad un pubblico totalmente a digiuno delle pratiche in uso, viene assunta per vera e, sulla base del concetto sociale dello stereotipo, estesa nell’immaginario collettivo ad uso e consumo degli utenti finali.
Quindi, in merito a tutte le convinzioni negative sull’industria del latte oggi, potremmo dire con certezza che quello che si legge o si sente spesso ripetere, affonda le sue radici in percezioni false. Potremmo sottolineare che non c’è allevamento redditizio senza un rispetto del benessere animale all’interno dello stesso, potremmo dare voce alla maggioranza degli allevatori, dei buoni allevatori, che vorrebbero isolare gli sporadici casi in cui si verificano palesi violazioni dello stesso benessere.
Insomma, sarebbe tutto lecito e più che giustificato, ma non cambierebbe quello che oggi purtroppo è un dato di fatto: la fiducia che il pubblico dei consumatori finali ripone nel settore lattiero-caseario è ai minimi, ed in continuo peggioramento.
Cosa possiamo fare oggi come azienda zootecnica?
La nostra convinzione, da piccoli operatori del settore, ed in assoluto accordo con quanto espresso nell’articolo di Ruminantia sopra citato, è che il processo di recupero di fiducia del consumatore debba passare attraverso la mutazione della percezione che lo stesso attualmente ha del settore.
Ovvero – non potendo agire, se non marginalmente, sulla realtà – bisogna lavorare attivamente sulla visione che il mondo esterno ha di essa, in attuazione di uno dei pilastri del marketing strategico.
Senza pretesa di vaticinio, e nell’assoluto rispetto di chi in queste questioni è molto più preparato ed avvezzo di noi, basandoci sulla nostra esperienza ed osservazione delle dinamiche attuali, abbiamo identificato alcune delle possibili azioni da mettere in atto, al fine di cercare di recuperare un rapporto più sano con i consumatori di oggi e di domani.
Azione preliminare: aprire le porte dell’azienda zootecnica ai consumatori
Prima di proporre azioni e iniziative, siamo convinti che sia necessario capovolgere il concetto di visione attuale, evitando la distorsione che nell’articolo di Elisabetta Simonetti, già citato, viene definita “ag-gag”.
In particolare, con questo termine, si intende la chiusura al pubblico delle stalle, al fine di impedire l’accesso ad estranei, ed eliminare alla radice (o meglio, pensare di farlo) il problema dei riflettori puntati sugli allevamenti.
Nel nostro modo di vedere, al contrario, le stalle devono aprirsi il più possibile al mondo esterno. Non è un’opera semplice, né a costo zero. Riteniamo però che sia l’unica strada da percorrere per recuperare una credibilità de-facto e de-visu, da contrapporre ad una interposta visione venduta come alternativa.
E siamo altresì convinti che questa opera di rilancio dell’immagine del settore non sia né breve né scontata; i motivi sono stati ampiamente e scientificamente illustrati nell’articolo di Ruminantia, e pongono il settore di fronte alla sfida più provante: quella di garantirsi un futuro.
Inoltre è nostra convinzione che non si possa neanche pensare se valga o meno la pena provarci: è in gioco la sopravvivenza del settore, il suo sviluppo, la storia ed il know-how di migliaia e migliaia di operatori che, nel tempo, hanno lavorato con passione, competenza e impegno per produrre latte e altri alimenti di qualità per la società, e che meritano rispetto ed un riconoscimento proporzionato alla bontà del loro operato.
Ma quali potrebbero essere – per esempio – delle iniziative concrete che ogni azienda zootecnica e industria del latte potrebbe iniziare ad adottare per migliorare la percezione esterna del proprio operato?
Iniziative per migliorare il rapporto consumatore/industria del latte
Come si può allora iniziare a ricostruire la fiducia e comunicare in modo più efficace e trasparente la realtà del lavoro quotidiano negli allevamenti?
Senza pretesa alcuna di verità, e sempre aperti al confronto, alle critiche ed al miglioramento, abbiamo identificato di seguito alcune azioni che – a nostro parere – potrebbero essere sviluppate in quanto ritenute potenzialmente efficaci.
- Organizzare dibattiti con i consumatori:
possibilmente secondo un calendario che garantisca continuità e condivisione in più punti geografici, sarebbe utile organizzare delle serate a microfono aperto, ovvero eventi in cui il pubblico manifesti le proprie perplessità, dubbi e interrogativi in merito alla filierea del latte. Tale modalità potrebbe essere condivisa anche on-line in tempo reale, con possibilità di commento da parte degli utenti, sia durante l’evento che per un tempo successivo stabilito. Scopo di tale iniziativa sarebbe la raccolta delle criticità percepite da parte del pubblico non addetto ai lavori, oltre che dimostrare attivamente la disponibilità all’ascolto mirato al miglioramento da parte della platea degli operatori del settore. - Adottare azioni di visual marketing mediante la creazione di corner evocativi in ogni allevamento:
ogni azienda dovrebbe integrare una strategia di comunicazione all’interno degli stessi allevamenti che metta in risalto alcuni elementi in grado di rimandare alla storia della azienda (attrezzi d’epoca, vecchi bidoni per la consegna del latte, ballette di paglia o fieno), al fine di trasmettere un senso di continuità storica. Sarebbe a nostro avviso utile che più aziende aderissero contemporaneamente a tale iniziativa, in una sorta di “flash mob allungato” utile per attirare l’attenzione del pubblico, suscitando nello stesso pensieri positivi e di rispetto delle tradizioni. - Attivare iniziative di“stalla aperta”:
si tratta di eventi in azienda attuati per coinvolgere sia le scolaresche che chiunque voglia avvicinarsi e toccare con mano la realtà dei fatti. Sarebbe altresì interessante (ovviamente in linea teorica) riuscire a creare una Suite nel metaverso che simuli in ogni particolare un allevamento da latte, dando la possibilità, ad esempio mediante la realtà aumentata ed appositi visori, di vivere esperienze immersive a 360 gradi di grande impatto emotivo e culturale. Tali progetti potrebbero anche essere veicolati nelle scuole o nelle Università. - Creare una comunicazione condivisa:
sarebbe fondamentale identificare un claim o payoff univoco, efficace e costante nel tempo, universalmente utilizzato,che riassuma in modo chiaro e riconoscibile qual è il messaggio di fondo che si vuole far passare.
Conclusioni sul problema della credibilità del settore dell’industria del latte
Le azioni proposte sopra, rappresentano un breve estratto di quelli che a nostro avviso potrebbero essere spunti interessanti da approfondire.
Il concetto di fondo resta di fatto sempre trovare una chiave informativa per approcciarsi in modo efficace al mondo che sta al di fuori degli allevamenti, e farli percepire per quello che sono, riconoscendo onestamente le criticità che esistono e i relativi interventi in atto per ridurle. Tutto ciò andrebbe sviluppato con coerenza, coesione e coinvolgimento di tutti gli attori, in modo organico ed evitando ogni tipo di scontro che risulterebbe oltremodo dannoso.
Il problema della credibilità del settore dell’industria del latte e del deterioramento della percezione della stessa da parte del pubblico mainstream è un nodo di importanza cruciale nelle dinamiche future, ed ogni attore della filiera ne è più o meno consapevole: la necessità di agire per riportare la giusta serenità nell’ambiente è quindi un dovere di tutti, nessuno escluso.
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